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2023-08-10
di Martina Pedica
FABRICA DI ROMA – I disturbi dell’età infantile, al pari di quelli dell’età adulta, si manifestano come una serie di combinazioni di fattori cognitivi, comportamentali, genetici e sociali. Negli ultimi anni il numero di bambini diagnosticati affetti da un disturbo psicologico ha avuto un notevole aumento. Questi disturbi sono elencati nel DSM-5 e, in particolare, vengono suddivisi in due categorie: disturbi che comprendono comportamenti diretti prevalentemente verso l’esterno, ad esempio come aggressività e iperattività e disturbi internalizzati, cioè caratterizzati dall’ipercontrollo, dall’ansia, dalla bassa autostima e dalla depressione.
L’ADHD è un disturbo della prima categoria e rappresenta uno dei principali quadri diagnostici diagnosticati nell’infanzia. I bambini con ADHD hanno particolari difficoltà a controllare la propria attività nelle situazioni che richiedono di stare tranquilli, ad esempio come stare seduti in classe. In particolare, appaiono agitati, incapaci di smettere di parlare, disordinati e iperattivi. Spesso non riescono a creare legami di amicizia con altri bambini e possono avere problemi di aggressività.
L’ADHD, comunque, non è per tutti uguale, alcuni hanno sintomi predominanti quali disattenzione e scarsa capacità di attenzione, altri bambini hanno problemi di iperattività/impulsività e altri ancora presentano entrambi i tipi di problemi. Purtroppo, quest’ultima tipologia rappresenta spesso la maggioranza, per questo viene definito “disturbo da deficit di attenzione e iperattività” (ADHD – attention deficit/hyperactivitydisorder).
Inoltre, secondo alcuni studi, la prevalenza di questo disturbo è aumentata in misura drammatica nell’ultimo decennio e, andando avanti con le ricerche, si è visto anche che l’ADHD può continuare nell’età adulta, sebbene nell’adolescenza alcuni soggetti abbiano una riduzione della gravità dei sintomi.
Ma, come mai sempre più bambini hanno questo tipo di diagnosi e quali sono i fattori che causano il disturbo?
Come abbiamo detto prima, i fattori possono essere diversi, non ci sono risposte certe a questa domanda, così come per altri disturbi. Si è visto anche che tra ADHD e disturbo della condotta spesso vi è un legame, infatti, il bambino può presentarli entrambi e, quando ciò accade, si manifestano le caratteristiche peggiori di ciascuno dei due.
Quest’ultimo mostra, infatti, anche comportamenti antisociali e aggressivi, più tipici del disturbo della condotta. L’aumento di questi disturbi può essere associato a fattori culturali, in particolare ad una maggior consapevolezza da parte dei genitori e dei pediatri che, in caso di sospetti, chiedono subito approfondimenti agli specialisti che, in questo modo, riescono a diagnosticare più casi di quanto non facessero prima.
Se la pensiamo in questo modo, è un bene che ci sia più attenzione riguardo i disturbi psicologici nell’età infantile, poiché essi aumentano la probabilità di disturbi dell’apprendimento, difficoltà nelle relazioni e abbandono scolastico.
Per aiutare tali bambini è necessario richiedere aiuto immediato nel momento in cui quest’ultimo è necessario, per il bene del soggetto e anche della famiglia. Importante è anche non etichettare come problematici bambini che hanno questo tipo di problemi, non farli sentire diversi o sbagliati, anche perché, ora come ora, tali disturbi non sono più sconosciuti e la varietà di terapie psicologiche a disposizione è in aumento.
[ad_2] L’articolo I disturbi dell?infanziawww.viterbonews24.it è stato pubblicato il 1970-01-01 01:00:00 da
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