“La Disfida del Soffritto di Maiale” tra tanto buon cibo e ottimo vino: il programma completo


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Aiello del Sabato, Ariano Irpino, Frigento, Gesualdo, Grottaminarda, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Rocca San Felice, Scampitella, Sturno, Taurasi, Teora, Trevico e Vallesaccarda. Sono questi i Comuni che si contenderanno la vittoria, il 10 marzo, nell’ambito della kermesse “La Disfida del Soffritto”. Un evento che mette al centro le tradizioni gastronomiche locali che, come spesso accade, sono legare a doppio filo con la cultura e la saggezza contadina. La Disfida, infatti, nasce proprio per promuovere gli antichi riti e costumi della civiltà contadina con l’obiettivo di tramandare i valori di un tempo alle generazioni future. Non a caso, dietro questo evento, c’è Slow Food Condotta Irpinia Colline dell’ Ufita e Taurasi APS, la quale da 14 edizioni propone questa singolare sfida tra le varie comunità irpine sul miglior soffritto di maiale. Dalle 10.00 di mattina e fino a pomeriggio inoltrato, nello splendido centro storico del comune di Taurasi, il 10 marzo, si svolgerà questa gara a colpi di gusto dove i membri della giuria popolare, avranno diritto a votare per la comunità che preferiscono.  Ogni comune proporrà la sua ricetta, la sua versione e soprattutto proverà a “convincere” i partecipanti per reclamare a gran voce il loro voto per la giuria popolare. Non mancherà anche una giuria tecnica, composta da esperti del settore, per eleggere due vincitori in due categorie diverse. La Filosofia  La manifestazione nasce dall’esigenza di sostenere questi riti tradizionali che sono il fondamento di un pregiato patrimonio culturale da trasmettere alle generazioni future, le quali stanno assistendo, negli ultimi decenni, ad un inesorabile allontanamento dalle campagne e da tutto ciò che garantiva un’azione di presidio di tale civiltà. La festa non è quindi solo e semplicemente un momento di aggregazione sociale, ma si fa interprete e portavoce culturale, turistico, gastronomico di ampio respiro con la possibilità di degustare in un giorno di festa le varie specialità che si originano dal maiale: prosciutti, salami, coppa, capicolli, salsicce, strutto, sanguinaccio ma soprattutto “lu suffritt’”. La Disfida del Soffritto nel tempo si è trasformato in un appuntamento consolidato, un evento “vivo” per la sua dinamicità, per la sua continua evoluzione, il suo camminare per i paesi dell’Irpinia e della Daunia:  1a e 2a edizione a Vallesaccarda, 2007 e 2008 3a edizione a Frigento, 2009 4a edizione a Flumeri, 2010 5a edizione ad Ariano Irpino, 2011 6a edizione Savignano Irpino, 2012 7a edizione Flumeri, 2013 8a edizione Bovino, 2014 9a edizione Bovino, 2015 10a edizione Gesualdo, 2016 11a edizione Troia, 2017 12a edizione Trevico, 2018 13a edizione Flumeri, 2019 14a edizione TAURASI 2024 Un modello esportabile di manifestazione culturale a ridotto impatto ambientale. Dalla volontà di armonizzarsi ai principi della salvaguardia dell’ambiente, deriva l’obbligo di ridurre l’impatto ambientale della manifestazione della Disfida, portando i consumatori, i produttori, gli organizzatori, i collaboratori a riflettere, ad esempio sui concetti di locale, identità territoriale, riduzione dell’impatto ambientale dell’intero ciclo della manifestazione a partire dalla valorizzazione dei rifiuti. Si tratta di attivare un processo di innovazione comportamentale, da migliorare nel tempo, che non sacrifichi le componenti caratterizzanti la manifestazione, ma ne ottimizzi i flussi di promozione, esposizione e commercio, adattandoli alle qualità locali del territorio, al fine di educare, tutelare e promuovere una cultura ambientale diffusa e condivisa.  Seguendo questa impostazione, coniugando etica e conoscenza in modo creativo, la manifestazione della Disfida del Soffritto del Maiale, in questa edizione, adotterà strategie che vanno dalla scelta di materiali ecocompatibile per l’allestimento all’interno della struttura che ospita la manifestazione, l’eliminazione dei componenti d’arredo a breve ciclo di vita, ma bensì arredi riutilizzabili per più volte in altre manifestazioni, l’incremento di una corretta raccolta differenziata interna all’evento.  Un ruolo determinate lo giocano i materiali scelti per la fruizione del cibo nelle degustazioni, nello specifico 15 soffritti di maiale e le altrettante colazioni contadine, che sono state servite e presentate dalle 15 comunità del cibo e di territorio presenti alla Disfida. Verranno adottate esclusivamente stoviglie completamente biodegradabili naturalmente.   Lo svolgimento  MERCATO BUCOLICO Nelle varie piazze all’interno del Centro Storico di Taurasi sarà allestito un piccolo mercato della terra a cui parteciperanno i contadini della condotta Slow Food Irpinia Colline dell’Ufita e Taurasi con i loro prodotti ed i loro ortaggi. Sarà possibile acquistare ortaggi e/o altri prodotti frutto di piccole realtà agricole in linea con i principi Slow Food di “buono, pulito e giusto”. L’educazione alimentare, infatti, avviene offrendo alle persone dei prodotti che, oltre a rispettare l’etica della terra senza l’utilizzo di prodotti inquinanti, garantiscano la giusta remunerazione agli agricoltori per il loro lavoro. I prodotti sono frutto di piccole eccellenze locali che spesso sono gli ultimi baluardi ed i custodi di un territorio caratterizzato da un’ampia biodiversità. C’è l’educazione al consumatore che il prodotto più prossimo alla tavola (a Km0) è buono e risveglia il sapore del buono e dei ricordi che vanno preservati. Nelle colazioni contadine è possibile anche assaggiare qualche prodotto trasformato per l’occasione.  PRODOTTI DI NICCHIA DELL’AREA Farina di grano duro Senatore Cappelli  Nel 1906 il marchese Raffaele Cappelli, Senatore del Regno di Italia, decide di adibire uno dei suoi terreni ad una coltivazione sperimentale e subito gli vien fatto il nome di un genetista agrario che da anni lavorava a sperimentazioni di granicoltura. E’ così che Nazzareno Strampelli comincia a lavorare a quella che sarà la sua più grande scoperta. Il genetista marchigiano incrociò diversi grani duri autoctoni dell’Italia meridionale e delle isole, finché nel 1915 ottenne una varietà con ottima produttività e molto adatta alla pastificazione; sarà questo grano che nel 1923 verrà intitolato al senatore Raffaele Cappelli, che aveva sostenuto Strampelli nelle sue ricerche e sperimentazioni. Tra gli anni Venti e Cinquanta, il grano Senatore Cappelli si diffuse rapidamente in quanto era molto più produttivo di tutti gli altri grani utilizzati in precedenza, fino a che oltre il 60% delle superfici coltivate erano dedicate a questa varietà. Nonostante ciò, la produzione si è con gli anni ridotta sempre di più: tutte le varietà moderne, ideate in nome della produttività, sono state create proprio a partire dal grano Cappelli; dal 1955 cominciano a diffondersi nuove tipologie di grano, tutte caratterizzate da una maggiore produttività e resistenza, che conservano comunque, all’interno del loro DNA, tracce del grano originario di Strampelli. Soppiantato da varietà più precoci e con una resa maggiore, oggi il grano Senatore Cappelli è considerato una rarità pregiata e di nicchia, mentre fino a pochi anni fa era il grano comune, usato e consumato da tutti. Il grano Senatore Cappelli mantiene oggi un sapore, un colore e delle proprietà che lo rendono unico. A differenza delle varietà più diffuse e utilizzate in agricoltura, esso è ancora puro e incontaminato; i grani moderni, per diventare più produttivi, hanno subito svariate modifiche genetiche che li rendono più difficili da assorbire e digerire. Il Senatore Cappelli, invece, è una varietà di grano duro che non è mai stata sottoposta a queste mutazioni e che quindi ha conservato le caratteristiche antiche; più facilmente digeribile, presenta inoltre percentuali più elevate di proteine, amminoacidi, minerali e vitamine ed ecco perché è considerata un’alternativa ai grani moderni più sana e genuina. Non avendo subito nessuna contaminazione genetica, quello che mangiamo oggi è proprio come quello creato da Strampelli all’inizio del Novecento, con lo stesso sapore rustico e deciso e la stessa ricchezza nutrizionale.  Aglio dell’Ufita  La parte nord-orientale della provincia di Avellino, e in particolare la Valle dell’Ufita, si presta in modo particolare alla coltivazione dell’aglio. Le caratteristiche dei terreni e gli ecotipi selezionati permettono di ottenere un prodotto caratterizzato da un elevato contenuto di oli essenziali e principi attivi e dal sapore fortemente aromatico che prende la denominazione di “aglio dell’Ufita”. Questo prodotto si presenta in bulbi di colore bianco tendenti al rosato, di dimensioni medie. L’aglio dell’Ufita viene ottenuto da semi, il cui nome tecnico è “bulbilli”, prodotti direttamente in azienda o da ditte sementiere locali; raccolti manualmente a giugno, i bulbi, utilizzando le foglie, vengono intrecciati fra loro in modo tale da formare le caratteristiche trecce, che sono messe ad essiccare per poi essere vendute in tutta la Campania. L’”aglio dell’Ufita” è divenuto presidio Slow Food.  Broccolo Aprilatico di Paternopoli  Da secoli il territorio di Paternopoli è dedito alle coltivazioni orticole, la sua fama dovuta ai suoli fertili e alle numerose sorgenti d’acqua è menzionata già durante il ‘700 nelle relazioni dei vescovi del territorio inviate a Roma. Gli orti di Paternopoli erano noti per la varietà e la qualità di ortaggi in tutta l’Irpinia, dove in ogni mercato…

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www.avellinotoday.it è stato pubblicato il 2024-03-06 04:19:47 da


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