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PALMI Il corpo riverso sul pavimento, i segni evidenti delle iniezioni, una siringa ancora in vena con un piccolo quantitativo di sangue all’interno. Quando i carabinieri di Palmi entrano nell’appartamento in via Tommaso Campanella il cadavere di un tossicodipendente racconta loro molte cose. Quel nome spuntato in molte intercettazione con uno dei pusher arrestati nell’inchiesta “Smart delivery” chiude un pezzo della storia. È il 6 aprile 2021: i contatti telefonici tra Antonio Paladino e il suo cliente sono cessati cinque giorni prima. Lo spacciatore prova ancora a contattarlo, si spazientisce addirittura: «Quando ti chiamo io tu non mi rispondi mai, mi dà fastidio sta cosa», scrive in uno dei messaggi riportati nell’ordinanza di custodia cautelare. Per i magistrati della Procura di Palmi guidati…
www.corrieredellacalabria.it è stato pubblicato il 2023-10-22 18:06:52 da Redazione Corriere
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