Le proteste degli agricoltori, intervista a Francesco Mati


[ad_1]
di Stefano Di Cecio PISTOIA – Molte le manifestazioni indette dagli agricoltori in tutta Europa, prima in Germania poi in Francia, in Belgio e adesso anche in alcune zone d’Italia. Le cause sono legate  a problematiche diverse fra loro non solo economiche. Francesco Mati La protesta si presta bene anche ad essere cavalcata in questo periodo, a pochi mesi dalle elezioni europee. Visto che il florovivaismo è anch’esso un comparto del mondo dell’agricoltura, abbiamo fatto quattro chiacchiere con l’imprenditore Francesco Mati dell’omonima azienda pistoiese. Cosa ne pensa, in generale? Alcuni dei problemi che stanno discutendo gli agricoltori hanno un origine un pò singolare. Oggi tutti sono con loro, ieri però riempivano i giornali di accuse contro i pesticidi usando questo termine che in italiano ha assunto un accezione dispregiativa. Il termine giusto da utilizzare sarebbe “agro farmaci”. Qualsiasi tipo di pianta, infatti, dagli ortaggi alle alberature sono esseri viventi e, come tali, vivono, prosperano, soffrono e muoiono. Si possono ammalare, avere delle carenze nutrizionali, e sono influenzati da molti altri fattori, ambientali, climatici ecc. Il termine pesticida però non è appropriato e negli anni si è venuta a creare una vera e propria campagna d’odio che nasce dalla “pancia” ed è alimentata dai social. Nel Green Deal si parla di ridurre del 25% i pesticidi nel 2030 Il discorso da fare è togliere le molecole che possono essere dannose e sostituirle con nuove. Perché nessuno parla di ricerca?, nessun investimento negli ultimi quindici anni. Se mi dici che non è più possibile usare un certo prodotto senza offrirmi un’alternativa rischio di perdere intere produzioni.  Parlo come imprenditore, ma nei sei anni in cui sono stato Presidente del Distretto vivaistico , venivamo attaccati continuamente per l’uso del glifosato. E’ un metodo che non può essere giudicato con sentenze di”pancia”. Non si può fare la caccia alle streghe. Se si va verso una sostituzione delle molecole considerate “potenzialmente dannose” mi deve essere data un alternativa valida. L’uso di certi strumenti genera mostri.  Vi sentireste di sostenere queste proteste? Rispondo da cittadino e imprenditore non avendo ruoli in organizzazioni di categoria dell’agricoltura. Partendo dal principio sacrosanto che dobbiamo tutelare l’ambiente, combattere la crisi climatica e creare condizioni di vita migliori per le nuove generazioni, ritengo che gli agricoltori abbiano ragione quando mostrano i limiti di una legislazione europea spesso fatta solo ad una scrivania senza conoscere in modo profondo i problemi che vive il settore proprio a causa degli effetti del cambiamento climatico e della globalizzazione selvaggia delle merci. La nuova PAC si basa su azioni condivisibili e va sostenuta, ma in alcuni parti è troppo rigida e soprattutto dà luogo a contraddizioni. Per esempio, si obbligano gli agricoltori ad una serie di normative sull’utilizzo di agrofarmaci, senza dare loro alternative e consentendo allo stesso tempo l’importazione di prodotti da paesi extraUE che non hanno vincoli di produzione, creando in questo modo un dumping economico penalizzante per i produttori europei. Lo stesso rigore non viene applicato, ad esempio, alla tutela dei piccoli produttori dalle logiche di prezzo adottate dalla grande distribuzione. Raccolta in campo Si parla di lasciare incolto almeno il 4% del terreno E’ una norma proposta dall’Europa ma è stata scritta da chi conosce poco l’evoluzione della coltivazione agricola. Una volta si lasciavano i terreni a riposo, oggi si può sopperire a questo facendo concimazioni organiche e apportando al terreno flora batterica. Questa misura quindi è superabile?  Questa forse è la più semplice da risolvere, semplicemente guardando ai meccanismi della natura, il terreno è vivo e basta alimentarlo perché le coltivazioni risultino forti e sane. Secondo me sussiste una scarsa competenza di chi legifera, Fare gli agricoltori oggi è molto difficile, la globalizzazione ha portato almeno una quindicina di malattie da quarantena e se una di queste ti entra nel campo non coltivi più per cinque anni. I problemi sono anche legati ai cambiamenti climatici, agli agro farmaci spesso vecchi e anche poco efficienti, alle malattie della “globalizzazione” ed infine all’eccessiva burocrazia. Sussistono fattori nuovi e imprevisti che vent’anni fa non c’erano. Si pensa che coltivare sia facile ma chi opera all’aria aperta è molto più esposto a problemi rispetto ad un’industria. Allora era tutto più lineare. Una fabbrica che produce tondini di ferro se ha un problema, spenge le macchine e aspetta. In agricoltura non è così, un’alluvione danneggia per molto tempo le piante da frutto, la siccità danneggia gli ortaggi e altre colture. Si tratta anche di un problema economico, si comprano prodotti ignorando tutta la filiera che c’è dietro. Se una parte della produzione è compromessa da uno o più dei motivi indicati sopra, non può costare quanto costava l’anno prima. Bisogna far capire quanto lavoro e quanta fatica ci sono dietro un ortaggio o un frutto che si comprano al bancone di un supermercato. Se prevale la logica del prezzo ci si rimette tutti perché gli standard di qualità del prodotto inevitabilmente si abbassano, i piccoli produttori mollano e si crea povertà e disoccupazione. Altro aspetto della protesta, le farine derivanti da insetti Su questo e sulla carne coltivata non sono d’accordo, se uno vuol mangiare una schiacciata fatta con le farine di grilli sono affari suoi. Non c’è un obbligo, anni fa vidi ai magazzini Lafayette a Parigi i grilli sotto miele, mi fece raccapriccio ma in alcune culture vengono mangiati. La carne coltivata nei laboratori, e non sintetica come spesso viene definita con un termine IMPROPRIO, può essere un alternativa alla carne animale e ridurre anche gli effetti negativi che l’industria dell’allevamento intensivo presente in alcuni paesi non europei genera a livello di inquinamento e di disturbi alimentari. Si cerca di colpire negativamente l’immaginario collettivo? Deriva dal fatto che la comunicazione ha bisogno di attenzione, nei giornali non succede ma i social abusano di una comunicazione deviata pensata solo per attirare i click. Non c’è bisogno di drogare l’informazione per ottenere un click. Nel 2021 c’è stato un aumento di fatturato nel florovivaismo pari al 5% rispetto all’anno precedente, un valore complessivo di 2,8 miliardi di euro a livello nazionale e la Toscana primeggia Le piante sono un bene voluttuario ma non solo ornamentale perché sono esseri viventi. Puliscono l’aria grazie alla fotosintesi. Durante i sei anni in cui sono stato presidente del distretto vivaistico pistoiese ho ricevuto attacchi costanti. Portiamo avanti un vivaismo sostenibile, come i sensori per la distribuzione dell’acqua che consentono l’uso del 30% in meno di energia elettrica, oppure l’impiego del cippatino per limitare quello dei prodotti chimici. C’è un percorso di crescita nel vivaismo, non ci divertiamo ad usare gli agro farmaci, il cui costo è molto alto e se utilizzati in maniera adeguata danno risultati efficaci e non lasciano residui. Gli agrofarmaci sono le medicine delle piante, quando le piante stanno male vanno usate, come facciamo noi quando abbiamo una malattia. E’ l’abuso che va condannato. L’UE, per esempio, dovrebbe investire di più nella ricerca per trovare alternative biologiche agli agrofarmaci. Formazione e istruzione per le piccole aziende che ancora esistono ma sono molto poche. Molti pensano che il settore sia avvantaggiato da un regime fiscale facilitato, dal gasolio agricolo e da contributi europei. Pochi però pensano che bastano poche ore di calamità naturale per perdere mesi di duro lavoro. Riassumendo, maggiore attenzione all’agricoltura, sia agli aspetti prettamente burocratici sia a quelli tecnici ovvero maggiore ricerca e competenza da parte degli organi europei. A livello personale penso che non farebbe male una voce unica di solidarietà, da tutti i comparti del mondo agricolo. Penso infine che oltre agli incentivi che ogni tanto vengono proposti per molti prodotti industriali, dal monopattino alle auto, potrebbero essere pensati anche per l’industria agro alimentare e per il verde.

[ad_2] Leggi tutto l’articolo Le proteste degli agricoltori, intervista a Francesco Mati
www.reportpistoia.com è stato pubblicato il 2024-02-09 11:07:07 da Stefano Di Cecio


0 Comments