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Botte, insulti, minacce, umiliazioni quotidiane a lei e ai figli che la donna aveva avuto da un precedente matrimonio. Una situazione di vessazioni continue, un padre padrone e maltrattante che per anni ha terrorizzato la sua famiglia. Di questo è accusato un piacentino che è finito sul banco degli imputati per maltrattamenti aggravati. L’uomo, difeso dall’avvocato Fabio Leggi, non era presente in aula, la donna invece si è costituita parte civile con l’avvocato Paolo Cattadori. Le indagini che hanno dato origine al procedimento iniziarono quando la donna trovò il coraggio di denunciare quanto subivano. Nella mattinata del 10 ottobre hanno raccontato ai giudici la propria versione dei fatti sia la donna sia i suoi figli, ormai maggiorenni.
«Ci siamo conosciuti nel 2014 e io avevo già quattro figli. Siamo andati a convivere e l’anno dopo è nato il quinto figlio. All’inizio andava tutto bene, anche se quando ero incinta di lui mi ha picchiata sulla pancia perché era convinto che il figlio che portavo in grembo non fosse il suo. Con il passare del tempo è diventato aggressivo anche con i miei figli che insultava, disprezzava e picchiava. In un’occasione mi ha scaraventata giù dalle scale, in altre situazioni invece mi strattonava. E poi c’erano gli insulti, le umiliazioni, un clima di terrore». «Aggressivo, prepotente, picchiava mia mamma almeno 3 o 4 volte a settimana. Quando ho compiuto 18 anni me ne sono andata. Quando vedevo mia madre lo facevamo di nascosto, lui controllava tutto», ha spiegato una figlia. «Lavoricchiavo e i soldi li voleva lui, mi ha sempre trattato male. A volte mi mettevo in mezzo per difendere mia mamma e lui mi diceva di non intromettermi altrimenti mi avrebbe spaccato la faccia, e spesso ha cercato di prendermi a pugni. Lui decideva tutto, a lui bisognava chiedere per ogni cosa», ha invece detto il fratello. «Devastanti», così ha definito i rapporti tra lei e il compagno della madre, un’altra sorella. «Mi ha picchiato e insultato tutti i giorni, mi diceva puttana. Cinque anni e mezzo fa sono stata affidata ad un’altra famiglia. Mi ha sbattuto contro un termosifone provocandomi lividi su tutta la schiena dopo avermi preso per il collo. Andavo a scuola e lavoravo, quello che mi davano ero costretta a consegnarlo a lui, tutta la sua rabbia era contro di me, era il capo e tutti dovevano fare quello che diceva lui. In più dovevo pulire la casa e accudire mio fratello più piccolo, mi alzavo tutti i giorni alle 5, non ero libera di fare niente». Il processo è stato rinviato.
www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-10-11 07:05:00 da
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