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A cinque giorni dal tragico incidente che ha coinvolto un bus precipitato da un cavalcavia, in cui hanno perso la vita 21 persone, a Venezia si ricordano i morti.
La messa in suffragio delle vittime
Nella chiesa di San Pietro di Favaro si è svolta una messa in suffragio delle vittime della tragedia di martedì scorso. La funzione è stata officiata da don Francesco Marchesi; su indicazione del Patriarcato di Venezia, nella celebrazione si sono ricordate, in modo particolare, i morti dell’incidente e i feriti, per manifestare quanto tutta la comunità veneziana sia rimasta colpita e segnata da questo tragico lutto. A rappresentare l’Amministrazione il presidente della Municipalità, Marco Bellato, e alcuni consiglieri.
Omelia dedicata alla tragedia del bus di Mestre anche a Tezze di Piave, piccola frazione in provincia di Treviso, dove viveva Alberto Rizzotto, il 40enne alla guida del pullman, nonchè unica vittima italiana della tragedia. Il parroco don Alberto Basso, dopo aver speso parole in ricordo delle 21 vittime, ha fatto sapere di essere in contatto con la famiglia dell’autista, precisando che per loro il dolore della perdita del loro caro è acuito dalle dimensioni del dramma, una “tragedia a cui si somma una tragedia ancora più grande”.
rainewsCorteo spontaneo Mestre
Il dolore dei familiari arrivati a Mestre
Il prefetto di Venezia, Michele Di Bari, parlando al termine di una breve visita all’obitorio dell’ospedale dell’Angelo, ha detto che “questa mattina sono giunti qui a Mestre tre familiari che hanno visitato i loro cari” e che i corpi sono stati ricomposti e sono pronti a partire. “Si stanno perfezionando tutte le procedure e spero che entro domani si inizierà a trasferire qualche salma”, ha chiarito.
I rimpatri delle salme, inizialmente previsti a partire da sabato sera, sono infatti destinati a slittare ancora di qualche ora. La documentazione necessaria al rilascio del passaporto mortuario è molto complessa e richiede il coinvolgimento di ambasciate e consolati. “Ho incontrato uno dei familiari, giovanissimo addolorato – ha proseguito Di Bari – non si spiega il perchè della tragedia, è rispettoso dell’attività delle autorità italiane, ma un dolore così immane richiede molto rispetto e vicinanza”.
Il prefetto ha ricordato che “il Comune di Venezia si è visto partecipe, solidale a questa vicenda, come lo è la Regione Veneto attraverso i propri medici, con l’assistenza che anche qui in obitorio stanno effettuando, e credo che questo sia riconosciuto da parte dei familiari”, ha concluso.
ansaospedale dell’Angelo di Mestre
Migliorano le condizioni dei feriti gravi
Intanto migliorano le condizioni dei feriti nell’incidente. Attualmente risultano ricoverati presso gli ospedali del Veneto 14 pazienti coinvolti nello schianto. La Regione Veneto fa sapere che le tre pazienti ricoverate all’ospedale di Padova, e la giovane donna tedesca ricoverata all’ospedale di Mestre, pur essendo ancora in condizioni critiche, sono state definite stabili dai sanitari.
Sempre all’ospedale di Mestre risulta migliorata, rispetto a ieri, la situazione di una giovane donna ucraina, di 40 anni, che domani potrebbe lasciare la terapia intensiva. Progressi positivi anche per la giovane francese, di 21 anni, ricoverata all’ospedale di Dolo: domani, lunedì 9 ottobre, verrà dimessa dalla terapia intensiva per essere portata in reparto. Si registra un ulteriore miglioramento anche per il paziente tedesco di 33 anni ricoverato all’ospedale di Treviso, le cui condizioni nei giorni scorsi erano risultate critiche. Dallo stesso ospedale notizie positive anche per la giovane donna ucraina di 33 anni, per la quale si ipotizza una dimissione in tempi brevi dalla terapia intensiva.
Torna a dimora il primo ferito
E’ stato dimesso il primo ferito coinvolto nello schianto del bus. Si tratta di un 28enne tedesco che ieri ha lasciato l’ospedale di Mestre, primo tra i feriti del pullman ad essere stato dimesso. “Miglioro – dice delle sue condizioni – Sento di avere avuto un angelo custode che mi ha salvato la vita. Ho una ferita alla testa, molte botte, mi fa male al braccio destro. Ma sono qui…”. “Non potrei accettare -aggiunge- di scoprire che questo dolore, i decessi, i feriti, siano stati causati da qualcosa da un fattore che si poteva tranquillamente evitare. Se sono qui è perchè sono un miracolato”.
Nell’incidente ha perso la sua bambina, Charlotte di 17 mesi, mentre la moglie 27enne, madre della bimba, è ricoverata in terapia intensiva, in coma farmacologico. Ieri ha assolto al terribile compito del riconoscimento della figlia. “l”ho salutata ma purtroppo non può ritornare con me, oggi: ancora non so quando concluderanno le pratiche per riportare a dimora la sua salma”.
Dell’incidente il giovane, che vive a, Rheinfelden, vicino al confine con la Svizzera, non ricorda quasi nulla: “Ogni tanto mi compaiono nella mente delle immagini – dice -, vedo delle persone, e ricordo l’interno del bus ma non so dire se fosse già precipitato o no. È ancora tutto confuso. So per certo è che ho chiuso gli occhi e quando li ho riaperti ero nel letto dell’ospedale”.
GettyMestre, pullman precipita da una sopraelevata 3/10/23
Le carte sul cavalcavia in Procura da un anno
Sul fronte delle indagini appare chiaro che non c’erano solo le polemiche politiche o a mezzo stampa sul cavalcavia maledetto di Mestre. Le condizioni vetuste della struttura, e le ormai anacronistiche misure di sicurezza, avevano già interessato in qualche modo l’autorità giudiziaria lagunare, tanto che le “carte” sul manufatto sarebbero state già acquisite oltre un anno fa dalla Procura, assieme ai progetti per il consolidamento e la ristrutturazione, compresi quelli sul rifacimento delle protezioni laterali.
Non ne sarebbe scaturita un’inchiesta vera e propria, ma un’acquisizione di informazioni, senza sviluppi. La tragedia del bus ha rimesso tutto in gioco, evidentemente, risollevando i dubbi sui presunti ritardi nell’esecuzione della ristrutturazione del cavalcavia, avviata da alcune settimane nella rampa di salita e non in quella di discesa dove è avvenuto il disastro.
“Non sono a conoscenza se dal 2021 vi sia un fascicolo in Procura, ma confermo che le preoccupazioni sullo stato di salute di quel cavalcavia hanno portato gli uffici della Viabilità a lavorare intensamente, finché oggi è palese un cantiere aperto per la messa in sicurezza, dal 4 settembre”, ha ribadito l‘assessore veneziano alla mobilità Renato Boraso, ricordando che la posa di un guardrail nuovo “è un lavoro complesso” e che “purtroppo, in Italia i passaggi formali sono così tanti che solo con il commissariamento si accelerano le opere pubbliche”.
A ritardare la partenza dei lavori, ha aggiunto, “abbiamo avuto anche la sfortuna del Covid, che per mesi ha rallentato tutto”, ma al netto delle inchieste e degli approfondimenti “oggi rispondo io del lavoro dei miei uffici, che governano 1.200 chilometri di strade comunali, e so anche – ha concluso – che qualcun altro non ha fatto nulla per anni”.
A Boraso ha replicato l’ex vicensindaco, ora consigliere dei Verdi, Gianfranco Bettin. “A me risulta – dice – che l’accordo tra Provincia/Città metropolitana e Comune di Venezia per trasferire a quest’ultimo la competenza sul “cavalcavia superiore” (che la Provincia ricevette dall’Anas nel 2001) sia ricompreso in una delibera quadro approvata dal Commissario nel 2015″.
Nonostante ciò, prosegue Bettin, subito dopo l’incidente di martedì “esponenti dell’amministrazione comunale hanno alluso a responsabilità di altri nella tragedia, depistando verso ’15 o 10 anni fa’ (esattamente prima delle giunte Brugnaro) o, il sindaco stesso, attribuendo le responsabilità dell’acquisizione onerosa del cavalcavia ‘ai sindaci che lo hanno preceduto. Nessun sindaco prima dell’attuale ha, perciò mai avuto competenza sul cavalcavia superiore e 15 o 10 anni fa essa era nelle mani della Provincia/Città metropolitana”.
www.rainews.it è stato pubblicato il 2023-10-08 15:12:00 da

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