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Torna l’Intifada studentesca a Torino. Una quarantina di studenti e studentesse pro Palestina, già protagonisti del movimento a sostegno della causa palestinese che si era sviluppato l’anno scorso anche in città, ha nuovamente occupato il Politecnico di Torino, in corso Duca degli Abruzzi, nella serata di giovedì 20 febbraio. L’anno scorso, qui l’occupazione era durata quasi due mesi, tra maggio e luglio.
Gli attivisti fanno sapere che vogliono passare la notte nell’edificio: si trovano con i sacchi a pelo in un corridoio accanto all’aula magna, dove domani, venerdì 21 febbraio, dovrebbe tenersi l’inaugurazione dell’anno accademico 2024-2025 dell’ateneo, alla presenza del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Prevista anche la presenza del ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo.
I motivi del gesto
Il gesto arriva, dunque, alla vigilia dell’evento in risposta proprio alla presenza di Tajani. “Non è il benvenuto”, scrivono. E spiegano: “Dopo l’interessante dibattito del pomeriggio, che ha approfondito questioni legate alla fase attuale della cosiddetta “tregua” in Palestina, abbiamo deciso di occupare la sede di corso Duca in opposizione all’arrivo previsto del ministro Tajani”.
Nello specifico, secondo studenti e studentesse, “Tajani e il governo italiano hanno esplicitato numerose volte la loro complicità al genocidio compiuto dallo stato israeliano mentre adesso tentano ipocritamente di intestarsi i meriti del raggiunto accordo tra il governo Netanyahu e la Resistenza palestinese, vendendosi come i ministri di una finta pace comoda solo ai governi di stampo occidentale. Sono note, inoltre, le posizioni sfrontate dello Stato italiano che ha deliberatamente deciso di ignorare la sentenza di condanna per crimini contro l’umanità e crimini di guerra emessa della Corte Penale Internazionale, garantendo a Netanyahu l’impunità sul territorio italiano. In generale l’indirizzo politico del governo italiano è sempre stato quello di foraggiare la guerra nel Levante e in tutto il mondo, attraverso l’invio di armi e la collaborazione accademica orientata alle tecnologie belliche”.
Infine sottolineano: “In questo contesto di guerra, il Politecnico rappresenta la punta di diamante, la sua centralità strategica si manifesta attraverso la stretta collaborazione con aziende come Leonardo che traggono spropositati guadagni grazie alle guerre che stanno insanguinando ogni angolo della terra”.
L’attacco alla ministra Bernini
I Pro Pal prendono di mira anche la ministra per l’Università, Anna Maria Bernini. “La sua riforma – scrivono – è un esempio di questa politica: aumenta la precarizzazione della ricerca e taglia notevolmente gli stipendi di lavoratori e lavoratrici universitarie. Per noi, continua ad essere una priorità contrapporsi ad un sistema che si dimostra sempre più fallimentare e marcio, lottare è l’unico modo che conosciamo per costruire un futuro nel quale sia possibile vivere e non sopravvivere, per una società libera da guerre e ingiustizie”.
Nella mattinata del 21 febbraio previsto un presidio dalle 9, davanti all’ingresso di Corso Duca. La cerimonia dovrebbe cominciare alle 10,30.
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