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2023-11-17
di Alessandro Soli
CIVITA CASTELLANA – I cambiamenti epocali ci portano a confronti spesso critici parlando del paese natio, ma i ricordi sono in questo contesto la nostra ancora di salvezza.

Come eravamo.
“Poro paese mio, nun te riconoscio più”
Sono ormai tanti anni che parlo del passato del mio paese, raccontando e rievocando attraverso figure, personaggi, abitudini, la storia del luogo dove sono nato. Lo scopo è sempre quello: cercare coi ricordi di trasmettere alle nuove generazioni l’amore per la propria terra, con la speranza che un domani, quel tesoro chiamato “tradizione”, venga tirato fuori dal forziere che l’ha gelosamente custodito nel tempo. Il titolo di questo pezzo parla chiaro, è pieno d’amarezza, ma purtroppo è una constatazione, lontana dal “romanticismo” che pervade ogni mio scritto, è il discernere con gli occhi di chi ha vissuto un’epoca diversa, in una Civita Castellana diversa. Non sono un moralista, non sono un amministratore, so perfettamente che è difficile fare il moralista, tantomeno fare l’amministratore. Ma permettetemi almeno di fare, l’osservatore attento, lasciatemi le critiche, spero costruttive, per allontanare dai miei pensieri il “poro paese mio nun te riconoscio più”. Mi sta bene il progresso, mi sta bene la tecnologia in ogni sua forma, mi sta bene anche se con riserva, il metodo dell’odierno insegnamento scolastico, ma non mi sta bene l’annullamento della famiglia, intesa come nucleo generazionale, non mi sta bene la perdita dei valori di ogni genere : dai più alti quale l’amor patrio (nel nostro caso “L’amore pe’ Civita”), all’educazione nuda e cruda, al rispetto per gli anziani, al voler aiutare il prossimo, sempre. Forse queste parole annoieranno qualcuno, ma per una volta mi sento di dirle, tralasciando le descrizioni di fatti e personaggi “civitonici”. Aggiungo questi quattro versi in stretto dialetto per non “snaturare” quanto sopra:
Poro paese mio nun te riconoscio più,
dov’è ‘nnata a finì ‘a tu’ virtù?
Do stanno i cessi e ‘e callarelle,
‘e pallonate e ‘e carrettelle,
i strilli de l’arrotino co’ l’ombrellaro,
‘e grattachecche e ‘o gelataro?
Mò so sciami de macchine e motorini,
de munnezza e bottije vòte buttate pe’ i giardini.
‘Na cosa è certa, forse nun te volemo bene più,
poro paese mio, nun te riconoscio più!
[ad_2] L’articolo ?Poro paese mio, nun te riconoscio pi??
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