Stati Generali dei Commercialisti, l’intervento del Presidente Meloni


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Buongiorno a tutti e davvero grazie per questa meravigliosa accoglienza. Voglio salutare il Presidente de Nuccio, voglio ringraziarlo per l’invito ma voglio ringraziarlo soprattutto per l’impegno, per la dedizione con cui porta avanti il lavoro della categoria. Saluto i ministri, le autorità, i presidenti e i consiglieri dei 132 ordini territoriali, ringrazio e saluto tutti i commercialisti che sono presenti oggi. E’ un piacere, è un onore essere qui con voi, non era previsto però all’ultimo – con un’agenda oggettivamente impossibile – ho pensato che non potevo mancare, anche solo per un breve saluto e davvero mi devo già da ora scusare col presidente de Nuccio se non potrò ascoltare in presenza la sua relazione, che comunque ascolterò, se non potrò fermarmi molto. Davvero ci tenevo, non lo dico per protocollo, non lo dico per piaggeria – ormai mi conoscete abbastanza da sapere che se non penso una cosa semplicemente non la dico – il punto è che sono sempre stata convinta che il mondo delle professioni sia una parte fondamentale, direi insostituibile di questa Nazione e che in questo contesto voi commercialisti svolgiate un ruolo che è essenziale per garantire il buon funzionamento della macchina fiscale e tributaria. E quindi voi rappresentate di fatto un valore aggiunto per il nostro tessuto economico e sociale, il punto di connessione, se vogliamo, tra lo Stato e i cittadini, tra l’amministrazione finanziaria da una parte, le famiglie e le imprese dall’altra. E non sono parole, non sono parole che dico per compiacervi perché penso che il lavoro di questo Governo dimostri con i fatti il ruolo che riconosciamo a questa categoria. 

Sono molti i provvedimenti che abbiamo messo in campo in questi anni e voglio dire che diversi di questi provvedimenti hanno fatto sintesi delle proposte, dei suggerimenti che scaturivano dal confronto con voi, che è stato un confronto costante. 

Penso ovviamente alla grande riforma fiscale, una riforma che l’Italia attendeva da oltre cinquant’anni, che questo Governo ha avviato all’inizio della legislatura. Abbiamo fatto questa scelta perché riteniamo che il fisco non debba essere un ammasso di regole di difficile comprensione, qualcosa che è riservato agli addetti ai lavori, e anche in questo senso, serviva una riforma come strumento con il quale lo Stato interviene nella società, aiuta quella società a crescere, a prosperare, mettendo chi crea ricchezza, ovvero le imprese e il tessuto produttivo, nelle condizioni migliori possibili per poter creare quella ricchezza. 

Perché il fisco è di fatto lo strumento principe con il quale lo Stato dispone delle risorse per erogare i servizi, per far funzionare la macchina pubblica, per aiutare i più fragili, per finanziare gli interventi necessari a rendere la società più giusta e più equa. Da questo deriva che il fisco è anche il biglietto da visita della credibilità di uno Stato. Quindi il sistema fiscale non deve soffocare la società, ma deve invece aiutarla a prosperare, non deve opprimere le famiglie e le imprese con regole astruse, con un livello di tassazione che non corrisponde al livello di servizi che poi lo Stato eroga, ma deve chiedere il giusto e utilizzare quelle risorse esattamente con la serietà che userebbe il buon padre di famiglia nella gestione del bilancio familiare, con buonsenso e soprattutto senza gettare i soldi dalla finestra, che è quello che abbiamo tentato di fare in questi anni. Perché è questo che deve fare uno Stato giusto ed è quello che stiamo tentando di fare, costruendo un sistema fiscale più equo, più efficiente, più razionale. Stiamo mettendo, come sapete, velocemente a terra la riforma e finora abbiamo approvato in via definitiva sedici decreti legislativi più un ulteriore decreto in via preliminare e qui, consentitemi di fare un ringraziamento al vice Ministro Maurizio Leo, per la sua dedizione su questa materia, e chiaramente anche al Ministro Giorgetti. Di pari passo stiamo lavorando per rendere più chiaro e semplice il quadro normativo; abbiamo già varato quattro testi unici in via definitiva, ce n’è un quinto approvato in via preliminare, e se io dovessi dare un titolo a questa riforma alla fine direi “meno burocrazia, più fiducia nei cittadini”. 

Abbiamo portato nel nostro sistema tributario un po’ di innovazione. Abbiamo introdotto il concordato preventivo biennale, lo abbiamo progressivamente rafforzato, nell’ultimo Consiglio dei ministri lo abbiamo reso strutturale, ancora più vicino alle esigenze degli italiani. Penso sia un passaggio importante per consolidare il rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuente perché di questo si tratta. Si tratta di tendere la mano a milioni di persone che per anni si sono sentite vessate, che hanno percepito il fisco come un nemico e non come un alleato. Però la fiducia si costruisce dando fiducia, e noi sappiamo che la fiducia che diamo oggi agli italiani è un investimento sul futuro dei nostri figli, sul futuro dei nostri nipoti. E l’intera riforma fiscale ha un altro obiettivo di fondo che voi conoscete bene: tagliare le tasse in modo equo e sostenibile. Abbiamo avviato la riforma dell’IRPEF con la riduzione da 4 a 3 delle aliquote, con un intervento che ha un effetto diretto e tangibile sulle tasche dei lavoratori e dei pensionati. Però il nostro lavoro non è finito e intendiamo fare di più. Intendiamo concentrarci oggi sul ceto medio, che come tutti sappiamo rappresenta la struttura portante del sistema produttivo italiano, è spesso quello che avverte di più il peso del carico tributario. Vogliamo lavorare per rendere il sistema più equo, più incentivante per chi produce reddito, contribuisce allo sviluppo della Nazione. Vogliamo premiare il merito, sostenere il lavoro, dare certezze ai giovani, alle famiglie, alle imprese, perché una fiscalità più leggera e semplice è condizione necessaria per attrarre investimenti, far crescere l’economia reale, e per aiutare i nostri giovani ad avere condizioni di mercato migliore, e più competitive rispetto agli altri Paesi europei. E a chi ci accusa di aiutare gli evasori, di allentare le maglie del fisco, addirittura di nascondere dei condoni immaginari, noi rispondiamo con i fatti, che a differenza della propaganda non possono essere smentiti. Questo è il Governo che ha raggiunto i risultati migliori della storia nella lotta all’evasione fiscale perché abbiamo operato una distinzione molto chiara, e cioè chi vuole fare il furbo non ha spazi, ma chi è onesto e si trova in difficoltà deve essere messo in condizione di pagare quello che deve. Questa è la distinzione semplice che abbiamo operato. Parlano chiaro i numeri che proprio il Vice Ministro Leo e il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Carbone hanno presentato recentemente. 

Nel 2024 si è registrato il recupero di evasione fiscale più alto di sempre pari a 33,4 miliardi di euro. Non è frutto del caso, è frutto di scelte precise, la riforma fiscale, certo, anche altri provvedimenti come il rafforzamento della precompilata, le norme contro l’odioso fenomeno delle attività apri e chiudi, cioè di quelle attività che eludevano il fisco aprendo e chiudendo in breve tempo, non pagando le tasse ai contributi e poi riaprendo con un altro nome. Finora sono state chiuse oltre diecimila attività, un risultato importante per lo Stato ma molto più importante per quelle aziende che per anni hanno subito la concorrenza sleale di queste realtà. 

E però, devo dirlo, i risultati della lotta all’evasione sono anche merito vostro, sono merito del vostro lavoro silenzioso, quotidiano, e devo ringraziarvi per questo perché è un impegno che si è rivelato fondamentale per aumentare la compliance, per rafforzare il rapporto tra contribuente e amministrazione finanziaria. La collaborazione tra il Governo, il Parlamento e i commercialisti ha dato frutti importanti, anche su altri fronti. Abbiamo finalmente normato e semplificato il regime dei lavoratori autonomi, consentendo loro di aggregarsi in studi professionali grazie al principio della neutralità fiscale garantita oggi al mondo delle imprese. Lo Stato aiuta per la prima volta i professionisti ad aggregarsi a fare rete e quindi ovviamente anche a aumentare la propria competitività e voglio ricordare anche l’approvazione in Parlamento della riforma della disciplina del regime di responsabilità dei componenti del collegio sindacale, anche questo frutto del lavoro abbiamo insieme. Abbiamo insieme risolto una stortura che per troppi anni metteva ingiustamente sullo stesso piano la responsabilità degli organi controllo e quella degli amministratori senza valutarne il diverso ruolo, la diversa funzione, e soprattutto la diversa potenzialità di intervento. Siamo intervenuti per correggere questo automatismo perverso che ha portato un’equiparazione delle due funzioni, non tenendo in considerazione chiaramente che il controllore può agire solo su aspetti di legittimità nelle scelte gestionali, mai sulla convenienza, sulla bontà, sulla opportunità di queste scelte. Questa distorsione, voi lo sapete molto meglio di me, aveva reso i professionisti bersagli facili, li aveva esposti a rischi non solo reputazionali ma anche e soprattutto patrimoniali, aveva scoraggiato i più giovani ma anche i più esperti, e aveva chiaramente drenato competenze preziose agli assetti di governance. 

Ora finalmente il collegio sindacale può tornare a essere un’opportunità e non un rischio, perché la riforma rafforza questo ruolo, la sua efficacia, libera chi ne fa parte dal timore paralizzante dell’errore, lo rende più tempestivo, lo rende più efficiente. E’ un provvedimento storico che il Governo ha sostenuto, che ha accompagnato nel suo iter parlamentare che costituisce una svolta per la vostra professione ma anche per la modernizzazione nel complesso del nostro sistema economico e giuridico. Quindi, vado alla conclusione, caro presidente de Nuccio, cari commercialisti, in questi anni noi abbiamo dimostrato che se lavoriamo insieme, se la politica ha l’umiltà di ascoltare le categorie e si assume poi la responsabilità come le deve essere proprio di fare sintesi, allora è possibile ottenere grandi risultati per consegnare, di fatto, che è l’obiettivo che ci stiamo dando a chi verrà dopo di noi un’Italia migliore di come l’abbiamo trovata, una Nazione più giusta, più forte, più consapevole di quello che rappresenta, di quello che è in grado di esprimere, delle potenzialità che può liberare. Perché l’Italia è e rimane una grande Nazione, aspetta ognuno di noi fare la propria parte per restituirle il posto da protagonista che merita. Quindi il messaggio che ho per voi è abbastanza semplice. Abbiamo ancora bisogno della competenza dei commercialisti per rimettere l’Italia nel posto che merita. Perché c’è ancora molto lavoro da fare. Confido che insieme, e solo per questo scopo, combatteremo ancora molte, molte battaglie. Grazie a tutti e buon lavoro.

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www.governo.it è stato pubblicato il 2025-06-11 19:41:08 da egrassi


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