Storie di Saturnana. Ricordando Ferdinando Bardini e Amelio Bucciantini

Storie di Saturnana. Ricordando Ferdinando Bardini e Amelio Bucciantini


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di Lorenzo Cristofani

PISTOIA – Sabato scorso, 9 marzo, si è svolta a Saturnana la presentazione del poemetto in ottava rima di Ferdinando Bardini, “La storia delle sette ragazze ossia la grotta delle fate”, del 1910.

Il botro di Saturnana

Organizzatrice l’Associazione per il Laboratorio di Saturnana, che offre servizi di didattica laboratoriale alle scuole primarie e ha in gestione gli spazi della ex scuola dove è ospitata una collezione di strumenti degli antichi mestieri.

Ferdinando Bardini, detto Nandino, fornisce direttamente informazioni sulla propria biografia in calce al poema. Nasce nel 1834 a Fontana, uno dei tanti borghi del paese di Saturnana. Tra il 1841 e il 1843 opera come addetto al mantice e braschino (ragazzo tuttofare) presso la ferriera del Botro, località lungo il torrente Piestro in cui insisteva un complesso di fabbricati produttivi, di cui si possono osservare le rovine, e attraversata da un ponte ancora oggi compreso nel percorso della Via Romea Strata. Dal 1844 al 1845 fa il carbonaio in Romagna, in Casentino e nel romano. Poi dal 1854 al 1859, presso la propria abitazione, svolge il mestiere di bullettaro, prepara cioè chiodi e bullette per le scarpe. Nell’anno dell’unità d’Italia ritorna alla macchia a fare carbone vegetale, mentre fino al 1863 è occupato come muratore a Pracchia, per il lavori della ferrovia Porrettana. Per due anni fa il rinsacchino e segnasome; le some sono le doppie balle di carbone trasportate dal mulo: fino agli anni ’30 del ‘900 il carbone veniva pagato non a peso ma a soma.

Storie di Saturnana. Ricordando Ferdinando Bardini e Amelio Bucciantini
Illustrazione di Bucciantini

Dal 1865 al 1871 è dispensiere e capo macchia, ha quindi fatto carriera dopo una faticosa gavetta e si accorge che presunti parenti e amici si avvicinano a lui, nell’evidente tentativo di avere favori, vista la posizione di relativo potere raggiunta. Tuttavia una fulminea malattia e il fallimento del padrone costringono Nandino a ripartire da zero. Ovviamente durante la convalescenza a letto amici e ritrovati parenti non si fanno più vedere. Tra il 1872 e il 1864 riparte come carbonaio tra Toscana, Sardegna e Lombardia, poi fino al 1892 si cimenta nuovamente come muratore. Infine, folgorato dalla idilliaca visione di un contadino, decide di dedicarsi alla terra, nei campi di sua proprietà a Fontana, applicandosi in particolare agli olivi e ai fagioli fino al 1916, anno della morte.

Nell’introduzione al poema, Nandino parla della propria vena poetica e precisa che per mancanza di mezzi ed esigenza di manodopera la famiglia non potette mandarlo a scuola: passata l’adolescenza fu costretto, da autodidatta, a impiegare tre quarti delle ore notturne per imparare l’alfabeto e istruirsi. Nella ricercata invocazione alla musa, Nandino, pur insistendo sulla propria modestia lirica, rivela la propria natura di poeta estemporaneo, sicuramente forgiata davanti al fuoco delle capanne e dei bivacchi che davano rifugio ai carbonai, dove storie fantastiche e della quotidianità costituivano l’unica forma di svago e socializzazione in mezzo a indicibili fatiche.

L’opera di Ferdinando Bardini si può leggere anche come un omaggio al territorio di Saturnana, tra il torrente Piestro e il fosso di Lappato: le sette ragazze vengono condotte dalla maga Crolice dentro una grotta magica per compiere percorso di conoscenza e scoperta interiore, ma al di fuori di questo incantesimo si muovono attraverso luoghi reali, come i prati di Corneto, Il Santo e La Rupe.

La maga Crolice accompagna le giovani attraverso sculture e bassorilievi aventi a oggetto la mitologia greca e la storia, dai romani a Garibaldi, per il quale traspare la simpatia di Bardini. Giova ricordare che garibaldino dei mille era pure un altro figlio del popolo di Saturnana, Pietro Becarelli, ricordato a in un’epigrafe a Lizzanello.

Nel pantheon storico e mitologico sono immortalati Attilio Frosini e Sergio Sacconi, vittime dell’occupazione austriaca di Pistoia, e pure Niccolò Forteguerri e Niccolò Puccini. Accanto alle figure di negromanti de Le Grazie, i fratelli Gosto e Cecco Zampi e Clorinda figlia di Gosto, vengono evocate, senza nominarle direttamente, le figure di Antonio Cecchi detto Pallino e Petronilla Corsini, entrambi di Tacigliana, antico nome de Le Grazie. Si tratta del protagonista di un uxoricidio e dell’ultima esecuzione capitale eseguita a Pistoia, precisamente nel 1826. Nel numero 41 recentemente uscito di Storialocale, rivista scientifica pistoiese riconosciuta dall’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), Grazia Villani ricostruisce la vicenda processuale del misfatto che sicuramente scosse le comunità, al punto che il ricordo era ancora vivo al tempo di Bardini. L’imputato infatti, oltre a riconoscere il reato confessò di aver ucciso in passato un proprio amico per pochi spiccioli e addirittura le due figlie di 3 e 5 anni, dichiarate invece morte per il freddo. Il granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena aveva abolito tortura e pena di morte nel 1786, evento celebrato dal 2000 come “festa della Toscana”, ma dopo il Congresso di Vienna del 1815 e il ritorno allo status quo ante, anche il granduca Ferdinando III reintrodusse la pena capitale per reati all’ordine costituito, di lesa maestà e cruenti.

Sulle ali del mito e della storia prosegue il volo Amelio Bucciantini, insegnante di scuola media, disegnatore, pittore, scultore e infaticabile animatore della vita culturale di Saturnana scomparso nel 2019.

Bucciantini negli anni ’80 esegue venti illustrazioni del poema di Bardini e nel 2009 viene pubblicata la ristampa anastatica del libro con l’aggiunta delle immagini. Tutte iconiche, formidabili mezzi per leggere con maggior passione le ottave di Nandino e ricordare trama, luoghi e personaggi cantati nella storia. Dall’arrivo delle civette sul campanile di san Giovanni Battista alla varie peripezie che porteranno sette di questi pennuti a essere trasformati in avvenenti ragazze destinate a viaggiare in una grotta per riallacciare i fili con il passato, individuale e collettivo.

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www.reportpistoia.com è stato pubblicato il 2024-03-11 12:34:40 da Redazione


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