Turbogas, dissalatore, più fondi: le ricette anti-crisi dei sindacati a Brindisi


[ad_1]

BRINDISI – Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil hanno depositato in Prefettura una serie di proposte da discutere nel tavolo sulla decarbonizzazione. I sindacati chiedono preliminarmente un Contratto istituzionale di sviluppo ad hoc per la crisi industriale del territorio. Brindisi, assieme a Lecce, è già beneficiaria di un Cis: i fondi (50 milioni circa) saranno tuttavia impegnati per sviluppare l’economia turistica legata alla costa. Ma l’aspetto sul quale le organizzazioni sindacali Proseguono a insistere è quello della conversione a gas della centrale Enel. Va detto che questa soluzione garantirebbe un impiego a poche decine di occupati: numeri, quindi, di molto inferiori rispetto a quelli attuali, tant’è che si fanno sempre più insistenti le richieste da parte di sindacati e associazioni datoriali di procrastinare il «phase-out» dal carbone oltre il 2025.

«Nell’ottica di una giusta transizione energetica – si legge nel documento dei tre sindacati – che sia sostenibile ambientalmente e socialmente, confermiamo di prevedere la riconversione della centrale a carbone in una centrale a turbogas a ciclo combinato chiuso in grado di operare in sinergia con la produzione di energia elettrica da fonti di energia rinnovabile e con la produzione dell’idrogeno verde». Infatti, «in Italia e al Sud non è possibile superare gli impianti di produzione di Enel: Brindisi rimane l’ultimo polo elettrico del Sud, ad eccezione della Sicilia. Non si può continuare ad aumentare la dipendenza energetica del Paese, con l’importazione di energia nucleare dalla Francia, Svizzera, Montenegro e Grecia».  Lì dove sorge la centrale, i sindacati immaginano inoltre «aree per sviluppare iniziative imprenditoriali per contribuire alla chiusura del ciclo dei rifiuti e alla generazione di bio-gas».

Tra i progetti citati nei vari piani strategici presentati negli scorsi mesi da Enel figura quello di un dissalatore da realizzare di comune accordo con l’Acquedotto pugliese. Sul punto, i sindacati sostengono che «andrebbe perseguita l’attenzione dell’Autorità idrica pugliese per prevenire le problematiche legate alla crisi idrica attraverso la realizzazione di impianti per la produzione di acqua potabile dal mare, così da contrastare le emergenze legate alle mancanze idriche dei territori».  Tutto ciò, «per sviluppare nuovi filoni di attività industriale e manifatturiera in un’ottica di multiutility».

Altro snodo per lo sviluppo è quello della liberazione di terreni dal vincolo del Sito d’interesse nazionale. La caratterizzazione delle aree per individuare le sostanze presenti è quasi ultimata. Adesso servirebbe «attivare una cabina di regia tra Regione Puglia e Comune di Brindisi per accelerare la stipula di un Accordo di programma finalizzato a redigere l’analisi di rischio dei siti». Questo ultimo tassello, spiegano i sindacati, «può essere utile alla riperimetrazione in base al grado di contaminazione». Dopodiché, sui terreni liberati dal Sin occorrerà «cambiare la destinazione d’uso delle vaste aree agricole comprese nel perimetro, mai utilizzate per attività industriali, per far sì che possano essere riutilizzate per altri usi: ad esempio per ospitare impianti di energia rinnovabile e per favorire la produzione di idrogeno verde», data la «presenza di grandi utilizzatori quali il porto e l’industria». L’obiettivo collegato alla produzione di idrogeno deve essere quello di «favorire lo sviluppo di filiere industriali, ad esempio per la produzione in loco di elettrolizzatori».

Per incentivare l’insediamento di attività economiche nella zona franca doganale gestita da Enel Logistics, i sindacati propongono «finanziamenti con nuovi e specifici Contratti di programma e Pia», con la previsione «di aumentare nei bandi di gara la percentuale di finanziamento a fondo perduto per le aziende che assumono dal bacino dei lavoratori brindisini coinvolti nei tavoli di crisi». Un’altra proposta contempla la possibilità di «estendere la zona franca doganale», facendo rientrare «la banchina di Costa Morena già adeguata a livello ambientale, il collegamento con la viabilità tra molo e sito industriale di Cerano, le ampie strutture coperte dei parchi carbone, le vasche di contenimento reflui», che «possono rappresentare di fatto nuove aree di retro-portualità». Infine, i sindacati chiedono alla Regione di «prevedere ammortizzatori sociali anche in deroga per i lavoratori diretti e dell’indotto che non rientrano negli strumenti ministeriali, così da ricercare la piena ricollocazione occupazionale».



[ad_2] Leggi tutto l’articolo Turbogas, dissalatore, più fondi: le ricette anti-crisi dei sindacati a Brindisi
www.lagazzettadelmezzogiorno.it è stato pubblicato il 2024-03-10 12:02:01 da


0 Comments